Abstract & Overview
Permanenza e mutamento Nel Viaggio in Italia Goethe scrive che, durante il soggiorno a Napoli (1787), scendendo dal Vesuvio vide delle casette a un solo piano, senza finestre e con le stanze che ricevevano luce solo dalla porta che dà sulla strada «ricostruzione perfetta di quelle di Pompei. Chiedemmo il permesso di visitarne una e la abbiam trovata ordinata, con grande pulizia: vi erano delle sedie di giunco graziosamente lavorate, e uno stipo completamente dorato, ben verniciato e adorno di vari fiori. Dopo tanti secoli, dopo vicende innumerabili, ecco che questa regione inspira ai suoi abitanti quasi gli stessi usi e costumi, le stesse tendenze, gli stessi gusti» (Goethe, 1959 [1817] vol. II, p. 27). Nel tentativo di definire alcuni aspetti teorici e metodologici del design degli interni – o molto più semplicemente di stabilire i confini di un campo d’indagine – può essere utile, come suggeriva Fernand Braudel, rivolgersi alle “scienze affini”. Gli studi demo-etnoantropologici mostrano come gli spazi e gli artefatti dell’abitare umano, espressione della cultura materiale di un popolo, sono il risultato di una progressiva sedimentazione di gesti, consuetudini o – come sottolineava Goethe – usi, costumi, tendenze, gusti; inoltre, lo strato che potremmo chiamare storico (documentabile) sembrerebbe poggiare sopra un più profondo spessore metastorico, fatto di contenuti arcaici se non addirittura ancestrali.